Personalmente non credo che l'intelligenza artificiale ucciderà la fotografia.

Credo invece che farà una cosa molto più interessante: ci costringerà a capire che cosa intendiamo davvero quando diciamo “fotografia”. Per anni abbiamo attribuito un valore quasi sacro al gesto di premere il pulsante. Poi è arrivata la fotografia computazionale, il telefono che fonde decine di esposizioni, il cielo che viene recuperato, il volto che viene elaborato, il rumore che viene eliminato e la nitidezza che viene inventata.

Abbiamo accettato tutto senza particolari drammi perché, in fondo, continuavamo ad avere davanti qualcosa che era stato fotografato. Adesso il problema è diverso: possiamo avere un'immagine senza avere mai avuto davanti ciò che quell'immagine rappresenta. E qui, secondo me, comincia la parte davvero interessante. Perché se posso generare una modella perfetta, in una location perfetta, con una luce perfetta, non ha più molto senso competere con l'intelligenza artificiale sul terreno della perfezione. Sarebbe una partita persa in partenza.

Personalmente penso che il valore della fotografia potrebbe allora tornare a essere proprio quello che per anni abbiamo dato per scontato: la realtà. Essere stati lì. Aver incontrato quella persona. Aver aspettato quella luce. Aver sbagliato tre volte prima di riuscire a fare la fotografia giusta. Avere avuto davanti qualcosa che esisteva prima che noi decidessimo di fotografarlo.

È un paradosso piuttosto affascinante: più diventerà facile creare immagini spettacolari, più potrebbe diventare prezioso un'immagine semplicemente vera. Questo non significa che io voglia fare il purista e mettere l'IA al rogo, sarebbe ridicolo. Gli strumenti cambiano e un fotografo dovrebbe essere curioso, non nostalgico. Ma credo sia necessario stabilire una differenza: usare l'intelligenza artificiale per costruire un'immagine e usare una macchina fotografica per documentare qualcosa non sono necessariamente la stessa attività. Possono produrre immagini entrambe bellissime, ma raccontano cose diverse.

E forse il futuro della fotografia sarà proprio questo: non una guerra tra fotografi e IA, ma una distinzione sempre più netta tra chi vuole creare immagini e chi vuole testimoniare la realtà. Il problema, semmai, sarà dirlo chiaramente. Perché se una fotografia di guerra è stata generata dall'IA, non è una fotografia di guerra. Se un ritratto di una persona che non è mai esistita viene presentato come un ritratto, non è creatività: è semplicemente una bugia.

L'intelligenza artificiale non distruggerà la fotografia ma potrebbe finalmente costringerci a smettere di confondere un'immagine con una fotografia.

La fotografia dopo la fotografia