Vi sono molti temi su cui mostro dei dubbi...
Ad esempio non ho mai capito perché un fotografo debba sentirsi obbligato a cambiare continuamente registro per dimostrare di essere creativo. Se non sperimenti, se non inventi qualcosa di nuovo a ogni progetto, se continui a fare una fotografia semplice e coerente con quello che cerchi, sei forse un fotografo peggiore di chi ogni volta cambia pelle?

Ansel Adams ha costruito una parte fondamentale della sua opera intorno al paesaggio.
Henri Cartier-Bresson ha fatto dell’istante e della strada una ricerca talmente coerente da diventare un riferimento mondiale.
Edward Weston ha passato una vita a scavare nelle forme, nella materia e nella natura delle cose.
Diane Arbus ha costruito una delle opere più riconoscibili della storia della fotografia tornando ostinatamente su persone e soggetti che sentiva di dover guardare.

Erano forse fotografi peggiori perché non sentivano il bisogno di dimostrare continuamente di essere diversi?
O forse avevano semplicemente capito che si può passare una vita a fare una cosa sola e cercare di farla maledettamente bene.

È qui che faccio fatica con una certa idea di fotografia “sperimentale”. Sperimentare è uno strumento, non una medaglia. Se serve a cercare qualcosa, benissimo. Se diventa un obbligo, rischia di trasformarsi nell’ennesima posa. Cambiare continuamente non significa necessariamente evolvere e fare qualcosa di nuovo non significa necessariamente fare qualcosa di buono.
La domanda allora è semplice: preferiamo un fotografo mediocre in dieci generi o uno straordinario in uno solo?

Quelli che hanno scelto di concentrarsi su una strada precisa erano forse pessimi fotografi perché non hanno sentito il bisogno di fotografare tutto? O forse il problema è che oggi abbiamo confuso la versatilità con il talento e la novità con la qualità?
Io preferisco il rischio opposto.
Mi piace fotografare in studio perché mi piace costruire l’immagine e mi interessano i luoghi abbandonati perché mi piace mettere in relazione un corpo, uno spazio e il tempo. Non ho bisogno di cambiare genere ogni volta per dimostrare di essere ancora vivo. Preferisco tornare sulle mie ossessioni e provare a farle meglio.
Questa sezione nasce proprio per questo. Non per stabilire cosa sia la buona fotografia e nemmeno per distribuire patenti di contemporaneità. È il mio piccolo spazio per dire cosa penso di quello che vedo, anche quando penso che qualcosa non funzioni e magari qualcuno non sarà d’accordo.

Per ora è tutto.

In futuro spero che questo diventi il mio piccolo angolo di confronto con chi, per sbaglio o per scelta, finirà a leggere questo sito. Un posto dove discutere di fotografia senza dover necessariamente essere d’accordo, possibilmente senza prendersi troppo sul serio e soprattutto senza il bisogno di trasformare ogni opinione in una verità rivelata.

Io continuerò a gridare sottovoce.

Chi passa di qui, se vuole, può rispondere.

Creatività prêt-à-photographier